Facoltà di scienze della comunicazione

Zwischen guten Absichten und unerwarteten Nebenfolgen : Die Implementierung der Quotenregelung am Beispiel der europäischen Richtlinie “Fernsehen ohne Grenzen” = Tra buone intenzioni ed effetti inattesi : L’implementazione delle quote europee nel caso della direttiva UE “Televisione senza Frontiere”

Besio, Cristina ; Hungerbühler, Ruth ; Morici, Luca ; Prario, Benedetta

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    Riassunto
    In base agli accordi bilaterali sottoscritti dalla Svizzera, a partire dal 1 gennaio 2006 anche le emittenti svizzere devono rispettare le quote imposte dalla direttiva europea “Televisione senza frontiere”. Questo studio consiste in un’analisi comparata della trasposizione della direttiva nella regolamentazione di diversi Paesi europei e dei processi d'implementazione delle quote culturali da parte di alcune emittenti dei Paesi considerati. Non ci interessano tanto i risultati raggiunti quanto i presupposti, le conseguenze e gli effetti inattesi che le quote europee implicano per le emittenti. I Paesi presi in esame sono quelli confinanti con la Svizzera, Austria, Francia, Germania e Italia, e il Belgio, perché come la Svizzera, è uno stato piccolo e plurilingue. Le emittenti televisive osservate si differenziano per il modello di business – emittenti di servizio pubblico, emittenti commerciali ed emittenti a pagamento – per la propria programmazione – generalista e tematica – e per la modalità di trasmissione – via etere, via cavo e via satellite. Se ci si riferisce alla trasposizione della direttiva europea nella regolamentazione dei differenti Paesi, non si possono trascurare le differenze rispetto al rapporto tra settore pubblico e privato, al grado di coinvolgimento dello stato nell’industria culturale, nonché alla struttura giuridica centralizzata o decentralizzata. Influenti sono anche le specificità linguistiche e culturali. Per quanto concerne, invece, l’implementazione delle quote culturali da parte dei broadcaster, le emittenti televisive intervistate tendenzialmente non vedono le quote di buon occhio. Le quote sono considerate un obbligo, un ostacolo alla libera programmazione e alla libertà imprenditoriale. Più le emittenti si considerano delle imprese (un tipo di autodescrizione che, in connessione con i processi di deregolamentazione, vale ormai anche per le pubbliche), più le quote vengono considerate un'intromissione, a prescindere dai risultati raggiunti. Se vengono raggiunti dei buoni risultati, questi non vengono tanto attribuiti all'applicazione delle quote, quanto ad una politica di programmazione che dà spazio a opere europee in quanto la cura dell'identità culturale fa parte del mandato o in quanto tali opere incontrano i gusti del pubblico. Si è anche osservato che nei paesi in cui la regolamentazione è più flessibile (come Germania e Austria) le quote hanno meno effetti diretti a livello delle strutture formali delle emittenti, delle loro attività di programmazione e della loro situazione economica. Le emittenti di paesi con una regolamentazione più rigida, come la Francia e l'Italia hanno poche possibilità di sfuggire alle quote. Anche da parte delle emittenti svizzere ci si può aspettare un atteggiamento di rifiuto delle quote. Questo risulta chiaro sia dalle prese di posizione che le emittenti hanno espresso nell'ambito della consultazione relativa alla revisione della legge federale sulla radiotelevisione (LRTV) sia dalle interviste con rappresentanti di emittenti svizzere che abbiamo condotto a conclusione del presente studio. A prescindere dai problemi specifici delle emittenti che operano in un mercato ristretto, il senso stesso delle quote viene messo in discussione. La percentuale di opere europee prevista dalla direttiva non viene considerata un criterio che abbia rilievo per la qualità dei programmi. La scelta di certi temi può rendere inoltre assurdo il favorire produzioni europee. Viene addirittura messo in dubbio che tale regolamentazione possa rafforzare la produzione europea e l'accettazione di prodotti europei da parte del pubblico.